Le gravi difficoltà d’integrazione.

Per comprendere l’inizio di questa storia, come vi avevo anticipato, ho dovuto leggere e analizzare testi articoli di giornali e missive. Lo studio di questi documenti mi ha colpito profondamente sia nel mio essere italiano ma ancor di più nel mio essere fedele ai principi universali di uguaglianza e di fraternità. Per iniziare, sconvolgendovi, vi riporto ciò che lo scrittore di letteratura horror H.P. Lovecraft riferiva in una lettera ad un amico per esprimere la sua avversione nei confronti dei nuovi venuti dall’Italia e ammassati nel Lower East Side: 

“Nemmeno con uno sforzo di immaginazione si potevano definire umani.  Abbozzi vaghi e deformi di pitecantropi e amebe, a malapena modellati nella melma piante del marciume della terra,  creature striscianti e stillanti sopra e sotto le strade sporche,  dentro e fuori le porte,  in modo che si potrebbe descrivere solo come un’infestazione di vermi innominabile mostri abissali.” 

Ma non basta questa affermazione, di per sé oltraggiosa, nei confronti dei nostri poveri connazionali costretti a emigrare per dare il senso della situazione. Leggendo  altri articoli di giornali statunitensi di quel tempo, mi sono fatto un’idea di come buona parte dell’opinione pubblica americana percepiva gli immigrati italiani di quel periodo. Gli articoli sottolineavano come la difficoltà nell’integrazione iniziava sin dal momento dello sbarco nell’isola di Ellis Island,  nei pressi di New York. I migranti, che venivano per lo più dal Mezzogiorno d’Italia, non parlano la lingua inglese. Considerati come ultimi, vengono percepiti come diversi poiché: 

“sono di religione cattolica, in generale godono di pessima reputazione, infatti si affrontano in duelli con coltelli e sono vendicativi.”

Secondo parte dell’opinione pubblica gli italiani erano arretrati, difficili da integrare, pericolosi per l’ordine pubblico tanto da essere avversati persino con un provvedimento legislativo conosciuto come The Immigration Act del 1924. Una legge che mirava esplicitamente a stroncare il fenomeno migratorio dall’Italia. Ma non è tutto, gli immigrati dovettero fare pure i conti con la “Paura Rossa“. Dopo la prima guerra mondiale si sommò a tutto ciò anche il pregiudizio politico. In quegli anni si guardava con timore alla rivoluzione bolscevica che si stava imponendo in Russia, che rischiava di contagiare gli Stati Uniti, pertanto  la diffidenza nei confronti degli immigrati fu ulteriormente amplificata.  Addirittura proprio due italiani furono coinvolti in quella che sarà ricordata come la vergognosa vicenda della condanna a morte di Sacco e Vanzetti, avvenuta il 23 agosto 1927, dopo un processo viziato da errori e malafede. Ma questo fu solo l’apogeo di una lunga persecuzione. Negli Stati Uniti la mafia, a differenza di come avviene in italia, veniva vista come una faccia del movimento operaio. Ciò che balza agli occhi e che  la storia degli italo americani è lunga e complessa, spesso contrastata da un pregiudizio etnico  anticattolico e anarchico che ha avuto momenti drammatici che si sono susseguiti a  periodi di tregua.

di Fabio Fabiano

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