Giuseppe Morello guida la prima famiglia mafiosa d’America

Giuseppe Morello

Giuseppe Morello, fu conosciuto anche come “Artiglio”, “Mignolo” e “Jack un Dito”. Il soprannome gli deriva dalla mano destra deforme, simile alla chela di un’aragosta, che teneva appesa al collo con un cordone bianco. Scaltro e pericoloso, era solito portare alla cintura una pistola calibro .45  e un coltello legato alla gamba sinistra, la cui punta era coperta da un piccolo tappo di sughero per evitare di ferirsi mentre camminava. Arrivò negli Stati uniti d’America nel 1982. Nacque a Corleone nel 1867. Scappò dalla Sicilia poiché sospettato di un omicidio e abigeato e inoltre condannato per il reato di falsificazione di monete e spendita di monete false. A Corleone era sospettato già di far parte di un’organizzazione mafiosa chiamata i “I Fratuzzi”. Proprio su ordine del capo di questa consorteria fu sospettato di essere l’esecutore materiale, assieme ad un altro soggetto, dell’omicidio dell’integerrimo comandante delle  Guardie campestri Giovanni Vella. Dopo essersi stabilito in America, esattamente sei mesi dopo, fu raggiunto da:  sua madre Angela Piazza, dal patrigno Bernardo Terranova, già appartenente anch’egli alla cosca mafiosa dei “Fratuzzi”, da quattro sorelle e i suoi fratellastri Nicola, Ciro e Vincent Terranova. La famiglia risiedette a New York per circa un anno. A causa della mancanza di lavoro si spostarono in Louisiana dove già si era insediato un loro cugino. Per un anno Morello lavorò con il patrigno nelle piantagioni di canna da zucchero prima di trasferirsi a Bryan, Texas, per lavorare come raccoglitore di cotone. Nel 1896 la famiglia tornò a New York dopo essere stata colpita dalla malaria. Lì Morello lavorò, sempre insieme al patrigno e ai suoi fratellastri Ciro e Vincenzo, come stuccatore. Aprì un magazzino per la vendita del carbone ma lo vendette dopo un anno. Intorno al 1900 aprì un saloon sulla 13esima Strada, seguito presto  problemi  economici, Morello chiuse il salone di Stanton Street e vendette quello sulla 13esima nel 1901. Anche la conduzione di una piccola azienda con quindici dipendenti non decollo e pertanto fu costretto a chiuderla. Durante i primi anni della sua nuova vita americana non sembrava che Morello avesse intenzione di riprendere l’attività criminosa che invece aveva caratterizzato quella lasciata a Corleone. Forse temeva di essere  rimpatriato, infatti lo attendevano diversi anni di carcere a causa di una sentenza divenuta definitiva.   

Giuseppe Morello

Quando Morello sbarcò a New York non vi era una famiglia mafiosa americana operativa. In realtà alcuni mafiosi erano già arrivati nel nuovo continente ma non avevano ancora creato una rete criminale ed erano legati esclusivamente alle famiglie siciliane. Alcuni erano giunti sul nuovo continente per sviluppare dei traffici commerciali per importare agrumi, altri per raggiungere i parenti che già vivevano lì. Ma non erano  neanche pochi i casi di mafiosi che giungevano nel nuovo mondo perché inseguiti da mandati di cattura o volevano sottrarsi a qualche vendetta.  Coloro che in effetti emigravano erano pesci piccoli. I capi della mafia stavano sin troppo bene nei territori che controllavano dove i loro traffici erano lucrosi. Ciò che era certo e che gli uomini d’onore in America non erano stati mandati dai loro capi cosca per sviluppare nuovi traffici criminali o colonizzare i nuovi territori. Chi si decise a dedicarsi al crimine lo fece per scelta autonoma e per vivere nella ricchezza sulle spalle delle proprie vittime.  Poi a seguire citiamo le famiglie mafiose di Montedoro una cittadina in provincia di Caltanissetta, i cui accoliti estorcevano i poveri minatori italiani delle zone di Brandy Patch a Pittston in Pennsylvania. 

New York Police Dipartment

Ma torniamo a Giuseppe Morello il quale, a causa dei continui fallimenti imprenditoriali, rimasto senza sostanze e a causa della sua indole, riprese la sua attività criminosa. Nel periodo compreso tra il 1898 e il 1899 molto probabilmente il corleonese riprese l’attività di falsario. Certo non gli mancavano le attitudini e soprattutto aveva mantenuto le conoscenze tra i criminali della comunità siciliana.  Egli poteva avvalersi di una rete di piccoli spacciatori e di alcune maestranze capaci di mescolare gli inchiostri e realizzare i clichè per la stampa. Così Morello in un appartamento ubicato sulla 106a Strada  installò una vecchia macchina da presa che produceva banconote false di pessima qualità. Ma questo non era un problema per il falsario poiché i soldi sarebbero stati spacciati in tempo di notte e in locali dove l’incasso avveniva in maniera distratta.  La pressa e  i cliché vennero custoditi in un luogo dove fosse attutito il rumore della stampa e fosse sempre vigilata per evitare che qualcuno potesse sottrarre le attrezzature. L’appartamento serviva anche da covo della banda di falsari. I suoi complici furono un italiano capace di usare la stampante e un giovane siciliano Calogero Maggiore. Questi era un ventenne incensurato che si guadagnava da vivere facendo lo stiratore. La banda era composta da altri siciliani, uno di questi era noto come Lingo Bingo ma per il resto erano tutti criminali irlandesi.  Maggiore e Lingo Bingo erano gli unici che conoscevano il luogo dove avveniva la stampa dei soldi falsi mentre gli irlandesi venivano incontrati per strada e riforniti. Un intoppo iniziale fu causato da una ragazza irlandese Mollie Callahan.  Morello l’aveva assunta per governare l’appartamento avvisandola di stare lontana dalla stanza dove erano occultate le   attrezzature. Purtroppo la ragazza, che era anche fidanzata di uno dei componenti della banda, un giorno entrò nella stanza e scoprì  le matrici e il resto dell’attrezzatura. A seguito di questo ritrovamento la ragazza sparì misteriosamente dalla circolazione, nonostante la denuncia della madre e le ricerche della polizia che andarono a perquisire l’appartamento in questione non trovando nulla di sospetto. Il fidanzato della ragazza tale Jack Gleason, pur avendo il sospetto che la ragazza fosse stata uccisa da Morello, temendo per la propria vita nascose questa informazione alla polizia.  L’attrezzatura fu trasferita in un altro sito dove vennero stampati 200 biglietti da cinque dollari. Lo smercio delle banconote nonostante in numero ridotto fruttarono un discreto guadagno. Dopo una iniziale proficua partenza l’attività criminosa ebbe una brutta imprevista battuta d’arresto. Tre componenti della banda furono tratti in arresto per spaccio di dollari falsi e portati al 74° distretto e lì rinchiusi per tutta la notte. L’indomani furono processati e fu chiesta una cauzione di tremila dolori per la loro liberazione. I poliziotti ad ogni modo avevano dato notizia dell’arresto al capo dei servizi segreti newyorkese William  Hazen. Il capo inviò sul posto uno dei suoi uomini l’agente Tyrrel. La scopo fu quello di far cantare uno degli arrestati per arrivare al vertice della banda e soprattutto distruggere la pressa. Tra i tre quello che pendeva dal punto di vista giudiziario era Charles Brown. Il criminale aveva già scontato una pena di quattro anni presso il penitenziario di Sing Sing per furto e certamente non era intenzionato a ritornare in carcere. L’11 giugno 1900,  viene arrestato insieme a Colagero Maggiore. Vennero accusati della spendita di soldi falsi. Ad operare l’arresto furono i Servizi Segreti che indagarono sulla immissione di soldi falsi del taglio di cinque dollari nel quartiere di Brooklyn.  I due furono indicati come gli spacciatori dei soldi falsi che erano stati stampati su una carta molto grezza e con una stampa molto grossolana. Ad ogni modo dopo il processo Morello fu rilasciato. A seguito di una lettera anonima spedita al Detective Petrosino, della polizia di New York, i Servizi Segreti, il 22 maggio del 1902, misero le mani su una grossa banda di falsari. Secondo la soffiata, una banda stava stampando monete false in una casa di campagna a Hackensack nel New Jersey. L’abitazione era stata presa in affitto da Salvatore Clemente, un conoscente di  Nicholas Terranova. Clemente assieme a una donna di nome Stella Frauto, e il figlio di quest’ultima vennero arrestati a casa loro, al numero 949 di First Avenue. Sempre nell’ambito della stessa operazione gli agenti fecero irruzione in un salone di un barbiere al 969 di First Avenue. Il locale fu utilizzato per la spendita dei soldi falsi. In quella circostanza procedettero all’arresto  di Vito Cascio Ferro e Giuseppe Romano. Cascio Ferro, uno dei leader mafiosi più potenti del tempo, riusciva a farsi scagionare affermando che lavorava in una cartiera locale. 

New York Prince Street

Uno dei membri della banda, Giuseppe Romano, era ben noto alla polizia. Era stato arrestato nel gennaio 1902, dopo aver rapinato un  gioielliere in Chrystie Street. Il modus operandi di questa rapina, ancora irrisolta, era molto simile a quella avvenuta a Meyer Weisbard, dove un venditore ambulante ebreo, dopo essere derubato, veniva ucciso nel 1901. Infatti, il corpo della vittima, con la gola tagliata, era stato trovato infilato in un baule, scaricato vicino ai moli del Lower East Side. Andrea Romano, un altro membro dei falsari di Hackensack, era stato poi arrestato presso le cascate del Niagara mentre cercava di vendere il saloon ubicato al numero otto di Prince Street.   Nel 1902 Giuseppe Morello fondò una società immobiliare. ‘The Ignatz Florio Co-Operative Association Among Corleonesi,   l’azienda  costruì  e vendette immobili a New York. I titolari della società erano  Morleo, Antonio Milone, anche lui coinvolto nella falsificazione di dollari e Marco Macaluso. La società alla fine fallì, a causa della recessione economica del 1907. Il 31 dicembre 1902, agenti dei servizi segreti seguirono Giueseppe Giallombardo, Giuseppe De Primo e Isidoro Crocervera mentre camminavano lungo Main Street. Gli agenti vedendo gli uomini scambiarsi le banconote falsificate li trassero in arresto, tranne Giallombardo che riuscì a fuggire. Quest’ultimo fu arrestato due mesi al 226 della Elizabeth Street, presso il bar di Pietro Inzerillo della banda Morello. Il 12 marzo 1903 ebbe inizio il processo. I tre imputati furono giudicati colpevoli, Giallombardo venne condannato a cinque anni da scontare presso il carcere di Sing Sing, Giuseppe De Primo fu condannato a quattro anni e Isidoro Crocervera fu condannato a tre anni. Si accerto, durante le fasi del processo che le banconote furono stampate in Italia e poi spedite in contenitori di olio d’oliva vuoti a Manhattan. Un uomo di nome Giuseppe Boscarino, fu sospettato di essere responsabile della distribuzione delle banconote falsificate. Giuseppe De Primo fu il cognato d i Benedetto Madonnia,  che, come vedremo di seguito, fu assassinato nell’aprile del 1903. Il suo omicidio verrà ricordato come “Il caso del morto nel barile.” Dopo la fine del processo nel giugno 1903, tutta la famiglia Morello fu oggetto di perquisizioni e indagini.  Morello nel novembre del 1908 dichiarò fallimento e  contestualmente il negozio fu chiuso su ordine del Tribunale degli Stati Uniti. Lupo si diede alla clandestinità e i suoi debiti ammontarono a 100.000 dollari. Gli inquirenti scoprirono che, una settimana prima della sua sparizione, Lupo fece un acquisto di circa 500.000 dollari.  La maggior parte della merce che  lupo aveva pagato con questo prestito non restituito era stata stoccata in alcuni magazzini. Inoltre, con la stessa procedura fraudolenta, aveva acquistato carne, olio, e prodotti in scatola. Si accertò che il 4 dicembre del 1908 prodotti alimentari per un valore di 50.000 dollari furono rinvenuti su un molo dove approdavano i transatlantici  di New York. Inoltre, cento barili di vino e novantotto sacchi di fagioli, furono trovati in un magazzino di Washington Street. Sempre a seguito delle indagini si accertò che aveva acquistato un anno prima per 71.000 dollari  le azioni  dalla Ignatz Florio Co-Operative. Gli immobili di anzidetta società  comprendevano  un immobile a due piani con abitazioni e negozi ubicato ai numeri 628 e 630 della 138 esima strada.

Giuseppe Morello

Antonino Passananti, un membro della banda Morello, che possedeva un’azienda di vino all’ingrosso a Flushing Avenue, Brooklyn, ha gestito la sua attività nel dicembre 1908. I liquidatori chiamarono la polizia dopo aver scoperto che Passananti aveva commesso una frode intenzionale. Inoltre gli inquirenti accertarono che aveva pagato una notevole somma di denaro a Lupo prima che i due finissero in clandestinità. In data 11/02/1909 Giuseppe Morello si trasferì al numero 207 della 107esima strada.  La sua abitazione sulla 138 esima Street di proprietà della Ignazio Florio Corporation fu messa all’asta nell’ottobre del 1909 dopo il pignoramento a causa della scomparsa di Ignazio Lupo. Nel 1910, Giuseppe Morello e Ignazio Lupo Giuseppe Callichio, Antonio Cecala, Salvatore Cina, Vincenzo Giglio, Giuseppe Palermo, Nicholas Sylvester, venivano giudicati colpevoli e condannati e associati al Penitenziario federale di Atlanta con l’accusa di falsificazione di dollari. Giuseppe Morello fu condannato a 30 anni di carcere. Nonostante la sua detenzione Morello continuò a  dirigere la sua famiglia criminale per circa il primo anno della sua condanna.  Egli sperava che la condanna fosse annullata nel processo di appello. Purtroppo per lui i processi che seguirono alla condanna non ebbero gli esiti sperati, pertanto fu scarcerato solo nel 1920.  Ciò lo indebolì facendogli perdere la sua posizione di capo della famiglia mafiosa newyorkese e tutta l’influenza che possedeva prima dell’arresto. A subentrargli nel controllo della consorteria furono il fratellastro Nicolò terranova fino al 1916. Dopo l’uccisione di quest’ultimo, su ordine del  boss della camorra napoletana a Brooklyn Pellegrino Morano,  subentrano gli altri due fratellastri Vincenzo e Ciro, nella gestione degli affari criminali  fino alla scarcerazione di Giuseppe Morello.  Una volta uscito  dal penitenziario federale di Atlanta nel 1920, Morello cercò di riprendere il controllo della sua famiglia mafiosa. Per questo motivo entrò in contrasto con suo ex uomo di fiducia, ora diventato capo della mafia, ovvero Salvatore D’Aquila. Quest’ultimo pertanto ne ordinò la condanna a morte. Morello, sentendosi minacciato costantemente di morte  fuggì in Sicilia. Dopo la detenzione di Morello, a seguito dei nuovo equilibri che si crearono,  ne seguì una guerra.  Da una parte D’Aquila, con il suo sicario Umberto Valenti che seguì il Morello per eseguire la condanna a morte e dall’altra Morello con il suo nuovo alleato Giuseppe Masseria. La guerra di mafia segnò molte violenze e alcune morti di spicco tra i mafiosi coinvolti. Nell’agosto  1922 Valenti fu ucciso da uomini mandati da Masseria. Con la morte di Valenti, il potere del D’Aquila cominciò a perdere il suo vigore. Morello, conscio che aveva fatto il suo tempo, passò il potere a Masseria diventando di fatto il suo consigliere. Il corleonese pertanto prosperò sotto la protezione del Massaria durante gli anni del proibizionismo.

Omicidio Giuseppe Morello

Di seguito a questo scontro se ne aprì un altro conosciuto come la guerra Castellammarese, tra il 1929 e il 1931. Gli schieramenti che si contrapposero furono da una parte quello di Masseria originario di Castellamare del Golfo e Morello. Dall’altra parte dello schieramento il gruppo rivale con sede a Brooklyn, guidato da Salvatore Maranzano, anche lui di Castellammare del Golfo e Joseph Bonanno. Morello, ormai un veterano del crimine quale consigliere di Masseria fu una delle prime vittime di quello scontro. Infatti, il 15 agosto 1930, fu ucciso insieme al suo socio Joseph Perriano. Il duplice omicidio avvenne nel loro ufficio di East Harlem. L’identità degli assassini è ancora   incerta. Luciano ha affermato che gli esecutori materiali furono Albert Anastasia e Frank Scalise, futuri membri principali della famiglia criminale Gambino. Joseph Valachi, il primo collaboratore di giustizia americano, riferì invece che l’assassino di Morello e del suo socio fu eseguito da un castellammarese conosciuto come “Buster from Chicago”. Alcuni studiosi in merito sono convinti che quest’ultimo fosse un personaggio inventato da Valachi per coprire la sua personale responsabilità nel grave fatto di sangue.

di Fabio Fabiano

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