La Contraffazione

Inizialmente la contraffazione e la spendita di banconote false fu, assieme ai reati di estorsione e di sequestro di persona, una delle prime attività criminali, o meglio un racket,  nella quale si inserirono i criminali italiani appena giunti nel nuovo continente. Il 5 luglio 1865 il governo federale, ed esattamente il Dipartimento del tesoro, per contrastare la contraffazione istituì i servizi segreti. I primi fenomeni si erano evidenziati in diverse città degli Stati Uniti come New Orleans, Washington, Pittsburgh, e chiaramente non potevano mancare a New York. A dirigere la sezione dei servizi segreti della metropoli americana vi era un ufficiale di origine  Irlandese, tale  William Flynn. Si trattava di un uomo imponente, molto astuto e determinato. Alla fine dell’800 la situazione in quella metropoli era davvero molto grave. Circolavano un gran numero di banconote e monete false. I soldi contraffatti venivano per lo più spacciati da piccoli criminali che li rifilavano a baristi e commercianti. Tale attività veniva praticata in piccole comunità di immigrati dove la popolazione era costituita da poveri sprovveduti. I quartieri dove maggiormente avveniva la spendita di valuta falsa erano quelli italiani come Little Italy e quelli ebraici.  Non fu facile per i servizi segreti indagare. Prima di tutto non riuscirono ad infiltrare un loro uomo per raccogliere prove contro i falsari. E gli appostamenti a Little Italy presupponevano un lungo e difficile lavoro per ricostruire la gerarchia della banda di falsari. Gli agenti si travestivano e iniziavano l’attività di osservazione la mattina e la terminavano solo al tramonto. La prima banda a operare nello stato di  New York fu quella dei saccensi, criminali siciliani che provenivano da Sciacca. I servizi segreti avevano individuato i componenti della banda di falsari che operava in varie città della Pennsylvania e a Baltimora. I primi importanti arresti di falsari e spacciatori di dollari falsi furono effettuati nel 1900. Due personaggi di spicco furono  accusati, ovvero Giuseppe Morello e  Calogero Maggiore. Le indagine condotte dai servizi segreti furono avviate nel momento in cui si rinvennero  banconote contraffatte da 5 dollari, nei quartieri di Brooklyn e North Beach. I due criminali furono accusati di stampare le banconote contraffatte su carta molto povera con una lavorazione rozza. Morello, dopo l’arresto preventivo fu scarcerato, non potendo gli investigatori fornire prove certe. Il criminale di origine siciliana aveva iniziato la sua attività di falsario già quando si trovava a Corleone in Italia e conosceva bene le modalità dell’attività illecita. Fu per questo reato inquisito e poi condannato in Italia nel 1894 in contumacia dal Tribunale di Messina, mentre già da un anno si trovava negli Stati Uniti d’America assieme alla sua famiglia.  

Joe Petrosino

Un altro caso fu quello del 22 maggio 1902. I servizi segreti effettuarono una irruzione in un cottage nel New Jersey. La notizia era stata fornita ai servizi dal Detective Joe  Petrosino della polizia di New York. Lo stesso aveva ricevuto una lettera anonima. Secondo la missiva una banda stava producendo monete e il titolare dell’edificio dove avveniva la contraffazione della banconote era tale Salvatore Clemente, personaggio vicino alla banda Morello. 

Altro blitz fu effettuato, sempre dai servizi segreti, nel salone di un barbiere al numero 969 di First Avenue. Il salone veniva utilizzato per lo spaccio delle banconote false. In quella circostanza fu arrestato sia Giuseppe Romano che Vito Cascioferro. Quest’ultimo riuscì a non essere incriminato fornendo un alibi. Dichiarò  di lavorare in una cartiera locale e fu creduto.Altri arresti per contraffazione e spendita di banconote false furono effettuato il 31 dicembre 1902. Sempre gli agenti dei servizi segreti trassero in arresto Giueseppe Giallombardo, Giuseppe De Primo e Isidoro Crocervera.  Tutti e tre firono sospettati di essere degli spacciatori di banconote contraffatte da cinque dollari per conto di Morello. I soldi falsi erano  stati stampati in Italia e poi spediti a Manhattan  all’interno di contenitori vuoti di olio d’oliva. Un altro componente della banda fu Benedetto Madonia, cognato di De Primo di cui abbiamo riferito prima. Proprio il Madonia fu assassinato nell’aprile 1903. Questo omicidio diede vita al clamoroso caso giunto ai nostri giorni come il caso dell’omicidio del barile. Ma di ciò ci occuperemo in seguito.

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