La Mano Nera

Grazie alla loro indole di lavoratori instancabili, gli italiani cominciarono ad assicurarsi un impiego stabile. I primi commercianti riuscirono ad avere un carretto a mano e i lustrascarpe un chiosco. Per i criminali del quartiere  questo arricchimento dei connazionali si trasformò a breve in una ghiotta opportunità per lo sfruttamento delle loro vittime. Durante gli anni 90 del 1800, i reati quali: rapine, piccoli furti, e duelli con l’uso di coltelli, cominciarono a essere sostituiti da nuovi e più sofisticati crimini. Come sopra già riferito, grazie alle nozioni meglio elaborate dal Cascio Ferro, iniziò a prendere piede il Racket delle estorsioni. Nei primi anni del  novecento un’ondata di terrore senza precedenti in tempo di pace percorse gli Stati Uniti. I componenti della organizzazione segreta minacciava di morte gli appartenenti alla comunità italiana se non accettavano di pagare. Gli accoliti della mano nera bruciavano o facevano esplodere le case, rapivano i figli delle vittime, tanto che già nel 1899 a Brooklyn era ormai un fenomeno abituale.  Non mancavano casi in cui gli aguzzini, armati di pistole e coltelli, affrontavano in pieno giorno sulla strada  le vittime. Illuminanti sono le parole di Giovanni Branchi console generale di New York: “intere zone della città, intere vie, erano abitate soltanto da italiani, con i loro negozi, caffè e altre attività. Tutti questi luoghi erano praticamente privi di sorveglianza da parte della polizia, con l’eccezione del solito poliziotto irlandese all’angolo della strada, al quale non importava un fico secco di ciò che facevano gli italiani tra loro finché non interferivano nelle faccende di altre etnie. Allora, c’erano solo due o tre poliziotti che parlassero o capissero l’italiano… cosicché in nove casi su dieci un italiano che commetteva un crimine era quasi sicuro di restare impunito, se riusciva a sfuggire per qualche giorno all’arresto.”

La repressione da parte delle istituzioni preposte al contrasto era pressoché inefficace, infatti la popolazione sana non collaborava. Si stima che su 250 reati commessi nel quartiere di Little Italy solo uno ne veniva denunciato. Tra quelli denunciati solo uno su cinque portava all’arresto del criminale. E non basta perchè di quelli che approdavano in tribunale  appena uno su 300 si concludeva con una condanna.  Con questi numeri era chiaro che chi pensasse a ad ottenere giustizia era fortemente motivato a farla con le proprie mani. 

L’organizzazione criminosa che diede vita al racket si firmava con il disegno di una mano nera, e la polizia, composta di irlandesi e olandesi, non sapeva che pesci prendere. Ma le attività della mano nera non si limitavano al ricatto. Una fonte di reddito importante giungeva anche dalla contraffazione e falsificazione di documenti utili per l’espatrio e di dollari falsi. 

Chi era nell’ombra della tenebrosa associazione che stava dietro questi crimini? Era la domanda che veniva riportata sui giornali del tempo. 

I capi della Mano nera erano in origine gli appartenenti al sodalizio della Mafia siciliana. Molti dei peggiori criminali erano emigrati, assieme ai tanti onesti italiani, negli USA. L’Herald, uno dei più eminenti quotidiani pubblicava con toni allarmistici: 

Le statistiche dimostrano che la feccia dell’Europa meridio nale viene scaricata alle porte della nazione in orde rapaci, prive di scrupoli e pronte a violare le leggi». 

Va comunque precisato che gli Stati Uniti d’America, nazione plurietnica, sono il paese dell’immigrazione per eccellenza. In conseguenza di ciò è evidente che nel tempo si sono sviluppate diverse organizzazioni criminali etniche. In America, prima della Mano Nera, erano già attive le consorterie mafiose irlandesi e quella ebraica. I componenti della Mano Nera apprendono anche delle tecniche criminali dai clan irlandesi. Tra le più feroci ricordiamo il taglio dei genitali e il fendente. Di fatto però l’organizzazione italiana si imporrà su tutte le altre.  La società criminale della mano nera era composta da centinaia di piccole gang che possedevano comuni tattiche e rituali. Come si scoprirà meglio in seguito non si trattava di una unica organizzazione ma per l’opinione pubblica e la stampa americana del primo 900 dietro tutto c’era una organizzazione unica crudele e misteriosa.   

Così i cronisti di allora commentavano la situazione: 

“Gli immigrati italiani nel profondo dei loro cuori provavano un terrore divorante nei confronti di quei criminali.”

Ciò valeva anche per i cittadini americani. Si pensava che alcuni elementi della organizzazione erano infiltrati all’interno delle istituzioni e che per  agevolare i propri scopi criminosi riuscivano a corrompere funzionari statali. Il  Senatore del Massachusetts Hanry  Cabot  Lodge  dichiaro:

“La mano nera sta ampliando il suo campo d’azione servendosi del terrore per intimidire le giurie.  A poco a poco avrebbero controllato il governo delle città  e quello dello Stato. 

Un atteggiamento omertoso possedeva le vittime, erano davvero un numero esiguo coloro disposti a parlare della Mano Nera. Bastava che le donne sentissero il nome dell’organizzazione criminosa per  segnarsi. Succedeva che se  l’impronta di una mano sporca di carbone, il segno della società, fosse impressa sulle mura di una casa, l’intera famiglia che l’abitava impacchettava ciò che possedeva per fare ritorno precipitosamente in l’Italia. Ma il fenomeno criminale non riguardava solo New York, la paura si propagava  di città in città  diffondendosi nello stato come un incendio. Infatti la mano nera firmava crimini anche a:  New-port, Boston, Chicago,  Detroit, New Orleans, Cleveland, San Francisco, Los Angeles.  

Si racconta che nel mirino della mano nera erano finiti perfino i componenti della famiglia Rockefeller, nonché i giocatori della prestigiosa squadra di baseball dei Chicago cubs, e Caruso il cantante lirico famosissimo in quei tempi.  I tentacoli della organizzazione criminale avevano stretto anche la regione Carbonifera della Pennsylvania,  esercitando un vero potere di vita e di morte sugli abitanti.  A seguito di un omicidio particolarmente efferato nello Stato della Virginia i residenti della Contea di Buckingham  inviarono al governatore il seguente messaggio: 

“La  situazione è insostenibile;  una banda di assassini si è insediata in forze a 4 km da qui. Hanno  tutti sparato a un cittadino cogliendolo  alle spalle,  altri sono stati minacciati.  Le autorità della Contea sembrano impotenti.

La brava gente pagava gli estorsori della Mano Nera poiché era convinta che le istituzioni americane non riuscivano a comprendere il fenomeno malavitoso e in ogni caso non potevano aiutare le vittime.

Per dare la dimensione del fenomeno riportiamo un estratto di una lettera pubblicata sul New York Times in quegli anni.

Mi chiamo Salvatore Spinelli. I miei genitori in Italia avevano una situazione economica solida. Io diciotto anni orsono immigrai negli Stati Uniti e iniziai a lavorare come imbianchino così come faceva mio padre. Ho messo su famiglia e sono cittadino americano da tredici anni. Possedevo una casa al numero 314 di East Eleventh Street e un’altra al 316, che davo in affitto. A un certo punto della mia vita la Mano Nera mi ha fatto una richiesta estorsiva di settemila dollari. A seguito della loro richiesta li ho mandati al diavolo. In conseguenza di ciò i criminali hanno tentato di far esplodere la mia casa. Dopo aver chiesto aiuto alla polizia ho rifiutato di pagare, ma la Mano Nera ha fatto esplodere ben cinque bombe nelle mie case. Tutto andò a pezzi. I miei inquilini da trentadue sono diminuiti fino al numero di sei. Avevo un debito di mille dollari che per il mese prossimo non posso pagare. Io sono un uomo rovinato. La mia famiglia vive nel terrore. C’è un poliziotto di guardia davanti casa mia, ma cosa può fare? Io e mio fratello Francesco stiamo di guardia  dietro le finestre giorno e notte. Mia moglie e i miei figli non sono usciti da casa per settimane. Per quanto tempo si può andare avanti così?”

La stampa parlava di 30.000 affiliati all’organizzazione che operava in dodici paesi e nell’anno 1907, nel solo  distretto di Manhattan  si attribuirono alla Mano Nera ben 300 omicidi, e sempre in quel periodo si contavano quattro attentati al giorno. 

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