La Società della Banana (1° Parte)

Il personaggio sul quale ruota questo caso è Antonio Comito. Nato nel 1880 a Catanzaro, prima di emigrare a New York, nel giugno 1907, aveva lavorato come tipografo. Comito, nonostante fosse sposato in Calabria, a New York viveva assieme a una compagna di nome Katrina Pascuzzo. Il tipografo calabrese venne anche nominato vice presidente di una società chiamata “Figli d’Italia”. Si trattava di una associazione a tutela e sostegno degli immigrati italiani appena arrivati in America. Tramite i componenti di questa società veniva in contatto con Antonio Cicala. Quest’ultimo si presentò al calabrese come un siciliano che lo avrebbe fatto lavorare presso una sua tipografia di Filadelfia a venti dollari al giorno. L’undici novembre dello stesso anno Cicala si presentava a casa di Comito con due uomini. I quattro uomini, insieme alla donna, salirono a bordo del traghetto attraccato al molo 24 per iniziare il viaggio che da New York li avrebbe portati a risalire il fiume Hudson. La coppia assieme ai brutti ceffi giunsero in nottata nella località di Highland. Da lì proseguirono verso sud sino a raggiungere un’azienda agricola di proprietà di Salvatore Cinà. La fattoria era inserita dentro un appezzamento di terra di 42 acri, all’interno del quale vi erano con due case, tre fienili e una stalla. Era il 15 dicembre quando Comito rivide Cinà e Cicala. Giunsero con i clichè per la stampa di banconote e false e svelò il segreto che aveva ricoperto quella operazione sino a quel momento. Comito in un primo momento cercò di ribellarsi. Non aveva certo intenzione di contribuire a quell’attività criminosa. A quel punto i due criminali uscirono al naturale e Cicala lo minacciò di ucciderlo senza mezzi termini e di seppellirlo nel bosco dove nessuno lo avrebbe mai trovato. Il siciliano spiegò dettagliatamente quale sarebbe stato il loro compito mostrando la carta da stampa e un inchiostro verde adatto a stampare le banconote canadesi. Il tipografo, considerato lo stato di necessità in cui si trovava, non avendo altra via d’uscita, rassicurò i due siciliani che avrebbe fatto del suo meglio per stampare le banconote false.

di Fabio Fabiano

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